Acknowledgements
Ringraziamenti
Prima di lasciare spazio ai miei ringraziamenti, voglio dire grazie a mio cugino Alessandro, che ha creato questo sito mettendoci tutto l’amore e la cura che da sempre lo contraddistinguono. Grazie Ale, perché anche a chilometri di distanza trovi sempre il modo di esserci e di farmi sentire che, quando il legame è forte, la famiglia non è mai davvero lontana.
Oggi mi trovo sulla soglia del mondo dei grandi, alla fine di un percorso che per tanto tempo è sembrato lontanissimo e che ora, quasi all’improvviso, è diventato reale. Guardandomi indietro, però, mi accorgo che arrivare fin qui non è mai stato soltanto una questione di esami, studio o traguardi raggiunti. In questi anni ci sono state persone che hanno contribuito concretamente a questo lavoro, ma soprattutto persone che hanno reso sopportabili le giornate più difficili, hanno condiviso con me quelle belle e, spesso senza nemmeno saperlo, mi hanno ricordato la direzione quando io facevo fatica a riconoscerla. È un esercizio complesso, perché la gratitudine raramente entra bene nelle parole: qualcosa resta sempre fuori, tra un ricordo che appartiene solo a noi e un sentimento troppo grande per essere spiegato.
Il primo ringraziamento va alla mia relatrice, la Professoressa Antonella Casiraghi, per avermi dato la possibilità di concludere questo percorso con un progetto nel quale ho potuto riconoscermi. La ringrazio per la fiducia, per l'attenzione con cui ha seguito il mio lavoro e per avermi lasciato lo spazio necessario per costruirlo.
Ringrazio il mio correlatore, Nicola Lionetti, per la cura con cui ha seguito questo lavoro, per le osservazioni puntuali e per il tempo che mi ha dedicato. Il confronto mi ha aiutata a guardare il progetto con maggiore lucidità e a trasformare mesi di prove, dati e ragionamenti in un lavoro più solido e completo, anche attraverso confronti schietti ed accesi. Grazie per la disponibilità, per la competenza e per aver accompagnato con serietà l'ultima parte di questo percorso.
Un grazie sincero va alle mie colleghe di laboratorio, con cui ho condiviso la parte più concreta di questa esperienza: i tentativi, le attese, le formulazioni riuscite e quelle da rifare, le domande dell'ultimo minuto e le giornate in cui bastava uno sguardo per capire come stesse andando. A Francesca, per la dolcezza e l'empatia con cui sa accogliere le persone, qualità preziose in qualsiasi luogo e ancora di più in un ambiente di lavoro. Ad Alice, per la precisione e la meticolosità che mette in ogni cosa e che mi hanno ricordato quanto la cura dei dettagli possa fare la differenza. A Emma, per l'energia, la preparazione e quella presenza capace di dare ritmo anche alle giornate più lunghe. Da ognuna di voi ho imparato qualcosa, professionalmente e umanamente, e sono grata che questa esperienza abbia avuto i vostri volti.
A Marta devo un ringraziamento particolare. Sei stata la presenza costante di questo progetto, la persona a cui portare un dubbio, un risultato inatteso o un'idea ancora confusa, sapendo che avrei trovato ascolto e confronto. Mi hai seguita con pazienza, molta pazienza, per tutta la durata del progetto, senza limitarti a darmi risposte, ma insegnandomi a porre domande migliori. Grazie per esserti presa cura di questo lavoro insieme a me e, soprattutto, per avermi fatta sentire capace di portarlo avanti. Il tuo esempio resterà tra le cose più importanti che porto via da questi mesi.
Milano, che in questi due anni è stata molto più di uno sfondo. All'inizio mi è sembrata una città difficile da afferrare: veloce, esigente, sempre già un passo avanti. Milano non rallenta per aspettarti e forse è proprio per questo che, senza accorgertene, impari a camminare più in fretta. Mi ha stancata, confusa e qualche volta fatta sentire piccola, ma mi ha anche mostrato una potenza che non avevo mai incontrato altrove: la sensazione che ogni giornata possa contenere un'occasione, che ogni incontro possa aprire una strada e che, se sei disposta a metterti in gioco, ci sia sempre spazio per diventare qualcosa di nuovo. In questa città ho imparato a costruirmi una quotidianità lontano da casa, a fidarmi maggiormente di me stessa e a distinguere ciò che desideravo davvero da ciò che pensavo di dover desiderare. La lascio diversa da come l'ho trovata, o forse sono io a esserlo.
Alle mie coinquiline, che negli anni e nonostante il continuo via vai mi hanno regalato una piccola famiglia anche a Milano. Ad Anna e Sophia, le prime spalle su cui ho potuto contare quando questa città era ancora tutta da scoprire. A Francesca, la piccolina di casa, sempre gentile e sorridente, con cui è stato impossibile non stare bene. A Margherita, per quella malinconia piena d’amore con cui porta sempre con sé un pezzetto della sua Puglia. A Carlotta, per la sua ironia e quella sagacia capace di rendere più leggere anche le giornate storte. E a Sofia, per la sua energia, di quelle che si sentono appena entra in una stanza. Avete abitato questa casa in momenti diversi, ma ognuna, a modo suo, ha contribuito a renderla un po’ più casa anche per me. Via Giovanni Paisiello non sarà mai soltanto un indirizzo: tra quelle mura c’è un pezzo della mia vita, e dentro quel pezzo ci siete anche voi. Vi porto tutte nel cuore.
A Milano sono grata soprattutto per le persone che mi ha fatto incontrare. Fabio, sagace e istrionico, sei stato il primo con cui mi sono lamentata dei laboratori e forse proprio in quelle lamentele è iniziato il nostro modo di capirci. Grazie per le risate, per la leggerezza e per la capacità di rendere memorabili anche le situazioni più ordinarie. Carolina, dolce e premurosa, una di quelle persone che si accorgono se qualcosa non va, che pensano agli altri senza farlo pesare e che riescono a far sentire casa anche una città ancora estranea. Grazie per esserti presa cura di me con una delicatezza rara.
E poi c'è la mia dolce Rossana, pazza scatenata, bomba imprevedibile e luce capace di entrare ovunque. Sei arrivata nella mia vita con tutta la tua energia e l'hai riempita di racconti, risate, caos e verità. Nei momenti peggiori hai sempre trovato il modo di sollevarmi: a volte ascoltandomi, a volte trascinandomi altrove, a volte semplicemente ricordandomi che una giornata storta non è una vita storta. Sei un'amica sincera, di quelle che non hanno bisogno di costruire una versione migliore di sé per farsi voler bene. Sei raggiante, incontenibile e profondamente generosa. Se ripenso all'università, non riesco a separarla da te: sei dentro le aule, le pause, le ansie prima degli esami e il sollievo dopo. Milano sarebbe stata meno viva e questi due anni molto più difficili senza di te.
Non potrei raccontare il mio percorso universitario senza tornare a Bologna e alle Mean Girls, Marghe Mando, Irene, Lucia, Elisa e Marghe Macri. Questa volta non abbiamo condiviso le stesse aule, gli stessi laboratori o la corsa verso il medesimo esame. Abbiamo vissuto città diverse, costruito nuove abitudini e iniziato a immaginare futuri che non coincidono più perfettamente. Eppure siete rimaste. Siete rimaste nei messaggi mandati tra un impegno e l'altro, negli aggiornamenti vocali troppo lunghi e, soprattutto, nei FaceTime interminabili in cui bastavano pochi minuti per annullare la distanza. Crescere significa anche accettare che la vicinanza cambi forma: non essere più presenti in ogni giornata, ma continuare a riconoscersi quando conta. Voi mi avete dimostrato che alcuni legami non dipendono dalla geografia né dalla frequenza con cui ci si vede, perché hanno già messo radici abbastanza profonde. Mi sembra ora superfluo ripetere pensieri già condivisi e immutati rispetto agli anni passati, ma sappiate che ho per ognuna di voi un posto speciale nella mia vita. A tutte voi auguro di trovare una vita che vi somigli. Non necessariamente quella che immaginavamo insieme nei corridoi dell'università, ma una in cui possiate riconoscervi e sentirvi fiere delle donne che state diventando. Spero che continueremo a raccontarcele, queste vite, anche da lontano; a esserci non per abitudine, ma perché continuiamo a sceglierci. Non vedo l’ora di rimpatriate in giro per l’Italia.
Alle mie amiche di sempre, Beki, Erika e Lucia. Ci conosciamo da quando diventare grandi era ancora qualcosa che immaginavamo. Abbiamo trascorso anni a raccontarci chi saremmo diventate, senza sapere che, nel frattempo, stavamo già costruendo quelle persone. Oggi le nostre vite iniziano ad avere contorni più definiti, responsabilità più concrete e direzioni che non necessariamente coincidono. Ed è forse proprio crescendo che ho capito il valore più autentico della nostra amicizia: non la certezza di percorrere sempre la stessa strada, ma quella di continuare a riconoscerci anche quando le nostre strade saranno diverse. Avete conosciuto parti di me che appartengono ormai al passato e siete state testimoni di trasformazioni che, in alcuni momenti, non comprendevo nemmeno io. Con voi non devo raccontare da capo la mia storia, perché ne conoscete l’origine. Qualunque cosa diventeremo, porteremo sempre con noi una parte delle ragazze che siamo state insieme. E io so che una parte della donna che sono oggi esiste anche grazie a voi.
Erika, Eru, di te ammiro soprattutto la capacità di scegliere. Hai avuto il coraggio di mettere in discussione ciò che già conoscevi e di lasciare una realtà nella quale stavi bene per cercarne una che potesse farti crescere. Hai una sicurezza che non ha bisogno di imporsi e una forza che riesce a raggiungere anche chi ti sta accanto. In molti momenti mi sono guardata attraverso i tuoi occhi e mi sono sentita più capace di quanto riuscissi a sentirmi da sola. È una qualità rara: riuscire a dare forza agli altri senza sottrarre loro spazio. Ti ho vista cambiare, scegliere, partire e costruire qualcosa di tuo, e sono profondamente orgogliosa della persona che sei diventata. Spero che la vita continui a trovarti così: abbastanza coraggiosa da non accontentarti soltanto di ciò che è sicuro e abbastanza libera da scegliere ciò che senti davvero tuo.
Lucia, la tua forza ha una forma completamente diversa. È silenziosa, composta e proprio per questo rischia talvolta di non essere riconosciuta abbastanza. Sei una persona capace di esserci senza invadere, di ascoltare senza trasformare immediatamente l’ascolto in un giudizio e di prenderti cura degli altri senza aspettarti che venga riconosciuto ogni volta. Hai portato equilibrio nelle nostre differenze e una sensibilità che negli anni è diventata indispensabile. Di te ammiro la gentilezza, soprattutto perché non è ingenuità: è una scelta. In un mondo nel quale è facile diventare più duri per proteggersi, tu hai conservato una delicatezza che non ti rende fragile, ma profondamente umana. Vorrei che non perdessi mai questa parte di te e, soprattutto, che imparassi a rivolgere anche a te stessa la stessa comprensione che offri con tanta naturalezza alle persone che ami.
Beki, chiamarti migliore amica non è sbagliato, ma ormai non è più sufficiente. Ci sono rapporti che nascono in un momento della vita e non evolvono. Il nostro, invece, è cresciuto insieme a noi. Ha dovuto cambiare forma molte volte, perché siamo cambiate noi, e credo che sia proprio questo ciò che più gli ha permesso di diventare quello che è oggi. Non siamo più le bambine che si sono conosciute, né le adolescenti che pensavano di sapere già tutto della vita. Abbiamo idee diverse da quelle che avevamo allora, caratteri più definiti, responsabilità nuove. Eppure continuiamo a riconoscerci. Tu conosci le mie contraddizioni, gli errori di cui non vado fiera, le insicurezze che nascondo meglio e quelle che, invece, non ho mai saputo nascondere. Hai assistito a cambiamenti che mi hanno resa diversa dalla persona che avevi conosciuto e non mi hai mai fatto sentire che, per continuare a volermi bene, avessi il dovere di restare uguale. Forse è questo che negli anni ha trasformato la nostra amicizia in qualcosa che per me assomiglia alla famiglia: la certezza di non dover meritare continuamente il proprio posto nella vita dell’altra. Con te non ho bisogno di essere particolarmente brillante, forte o felice. Posso arrivare senza avere le parole giuste, posso essere confusa, posso cambiare idea. E ciò è per me una delle forme più preziose di intimità che la vita mi abbia regalato.
Non so come saranno le nostre vite tra dieci o vent’anni, e forse oggi ho imparato che non è necessario saperlo. Quello che so è che non riesco a raccontare davvero chi sono senza, prima o poi, arrivare anche a voi.
Ad Emanuele, hai conosciuto la ragazza che iniziava l’università e oggi sei accanto a quella che la conclude. Sembrano due persone molto diverse e, in parte, lo sono. Nel mezzo ci sono state scelte, cambiamenti, successi, fallimenti, momenti di grande sicurezza e altri in cui ho rimesso in discussione quasi tutto. Tu non hai semplicemente assistito a questa trasformazione: hai saputo rispettarla. Ed è probabilmente questo ciò per cui ti sono più grata. Tu non mi hai mai fatto percepire la mia crescita come una minaccia per noi. Non mi hai mai chiesto di essere meno ambiziosa, meno curiosa, meno indipendente per rendere il nostro rapporto più semplice. Mi hai lasciata libera senza farmi sentire distante, e mi sei rimasto accanto senza mai trasformare la tua presenza in un limite. Mi hai insegnato che l’amore non è qualcuno che completi ciò che mi manca, ma qualcuno con cui poter essere una persona intera. Hai imparato a distinguere quando avevo bisogno di una soluzione e quando, invece, avevo soltanto bisogno che qualcuno restasse lì. Hai celebrato le mie soddisfazioni senza appropriartene e hai saputo dirmi la verità anche quando sarebbe stato più semplice assecondarmi. Mi hai sostenuta, ma non mi hai mai risparmiato la responsabilità delle mie scelte. Non so quale forma prenderà la vita che stiamo costruendo, né credo sia necessario definirla tutta adesso. So però che quando penso al futuro ti immagino accanto a me.
Alla mia sorella a quattro zampe, Olly, devo il ringraziamento più semplice e forse più puro. Grazie per la strada che hai condiviso con me, senza sapere cosa fosse un esame, una tesi o una scadenza, ma comprendendo perfettamente quando avevo bisogno di compagnia. Mi hai aspettata, hai festeggiato ogni ritorno come se fosse un evento straordinario e hai riempito di presenza anche i pomeriggi più silenziosi. Nel tuo amore non ci sono condizioni, aspettative o parole da trovare: c'è soltanto la felicità di esserci vicine. Sono eternamente grata per aver conosciuto attraverso di te questa forma di amore puro. Mi manchi.
Ringrazio la mia famiglia, numerosa, rumorosa e impossibile da contenere in poche righe. La zia Chiara, lo zio Gian Marco, Giulia e Alberto; lo zio Marco, Elmore, la zia Eva, Francesco e Barbara; la zia Titti, lo zio Salpo, e ad Ale, che nonostante la distanza riesce sempre a esserci. Grazie a tutti voi perché ogni mio traguardo diventa immediatamente una festa collettiva, perché sapete trasformare l'orgoglio in abbracci, messaggi e tavolate, e perché mi avete sempre fatta sentire parte di qualcosa di più grande di me. Le famiglie non sono perfette, ma la nostra possiede un modo tutto suo, intenso e rumoroso, di dire amore. Sapere di avere così tante persone da cui tornare è uno dei privilegi più grandi della mia vita e, senza dubbio, il mio vanto più grande.
Un pensiero particolare va agli zii Marco e alla zia Chiara, con cui sono pronta a iniziare un nuovo capitolo della mia vita scout. Dopo tanti anni vissuti da una prospettiva diversa, oggi mi preparo ad affrontarlo con un ruolo nuovo e nuove responsabilità. Sapere di poterlo fare accanto a voi mi dà sicurezza: sono certa che, con il vostro esempio e la vostra guida, potrò imparare a dare il meglio di me e a restituire almeno una parte di ciò che lo scoutismo ha dato a me.
Un grazie speciale va alla zia Titti, pronta ad accogliermi in azienda con un entusiasmo e un affetto che hanno qualcosa di materno. Ti stimo profondamente per il modo in cui affronti il tuo lavoro e sono felice di sapere che potrò muovere i primi passi in questa nuova realtà anche accanto a te. Spero di imparare tanto dalla tua esperienza e, con il tempo, di riuscire a trovare il mio posto e il mio modo di contribuire. Non avrei potuto desiderare una presenza migliore al mio fianco per iniziare questo nuovo capitolo.
Alla mia nonna Nucci, una delle presenze più preziose della mia vita. Con te ho imparato che si può continuare a essere curiosi del mondo a qualsiasi età, fare domande, interessarsi, voler capire. Mi hai insegnato che l’amore si riconosce nelle cose più semplici. Nei piatti preparati mentre studiavo, nel condividere progetti all’uncinetto, nelle mille attenzioni con cui ti sei presa cura di me senza aspettarti che me ne accorgessi. Ho avuto la fortuna di averti accanto nella quotidianità, di tornare a casa e trovarti lì. Per questo oggi, dentro questo traguardo ci sei tu.
Al mio nonno Franco. Più passa il tempo, più capisco che sentire la mancanza di qualcuno non significa soltanto desiderare di tornare ai momenti vissuti insieme. Significa soprattutto desiderare quelli che non abbiamo potuto vivere. In questi anni avrei voluto raccontarti tante cose. Avrei voluto che mi vedessi crescere, che conoscessi la persona che sono diventata e che fossi qui oggi, anche solo per poter incrociare il tuo sguardo e sapere cosa avresti pensato di me. Ci sono momenti in cui mi sembra ingiusto che la mia vita abbia continuato ad aggiungere pagine alle quali tu non hai potuto assistere. Poi penso che, in realtà, una parte di te è rimasta in tutte quelle che sono venute dopo. Sei nei racconti, nei ricordi, nelle abitudini della nostra famiglia e in quel pensiero che arriva improvvisamente anche nelle giornate più normali. Mi manchi in un modo che il tempo ha reso più silenzioso, ma non meno profondo. E oggi, in un giorno così importante per me, avrei voluto semplicemente averti qui.
Alla nonna Pia, briosa, eccentrica e probabilmente la persona più generosa che conosca. Il tuo è sempre stato un bene senza misura, fatto di attenzioni, vizi e di quel desiderio instancabile di rendere felici le persone che ami. Una parte bellissima della mia infanzia porta il tuo nome: le giornate al mare, i pomeriggi sul cutter a mangiare il ciambellone, le partite a biglie e la cabina dei 37 così piena di giochi che sembrava non esserci più spazio per noi. Da bambina vivevo tutto questo come la normalità; crescendo ho capito quanto fossi fortunata. Di te amo la vitalità, la libertà e quel tuo modo inconfondibile di essere sempre, profondamente, te stessa. E mi fa sorridere sapere che, per quanto possa crescere, accanto a te resterò sempre un po’ quella bambina viziata e felice a cui un gelato in più non si negava mai.
Al nonno Lino. Di te conosco soprattutto ciò che hai lasciato, e forse è proprio questo a farmi capire quanto possa essere profonda l’impronta di una persona. Il tuo nome appartiene alla storia della nostra famiglia da molto prima che io fossi in grado di comprenderne il significato. Tra poco entrerò anch’io in quella storia e ciò che fino a ieri osservavo da figlia e da nipote diventerà parte della mia vita. Mi emoziona pensare che qualcosa iniziato prima di me possa arrivare fino alle mie mani. E insieme all’emozione sento la responsabilità di trattarlo con rispetto, senza pensare che ciò che ho ricevuto mi appartenga semplicemente perché porto questo cognome. Vorrei riuscire a dare anch’io qualcosa a ciò che avete costruito, con il mio carattere, le mie idee e il mio modo di vedere il futuro. Vorrei, un giorno, poter pensare che saresti stato felice di vedermi lì.
Ai miei genitori. Da bambini l’amore dei propri genitori sembra quasi una legge naturale: c’è, e basta. Solo diventando grandi si comincia a intuire tutto ciò che esiste dietro quel “c’è”. Oggi so che dietro la libertà con cui ho potuto scegliere ci sono state anche le vostre rinunce; dietro la serenità con cui ho potuto studiare, viaggiare, provare e cambiare idea c’era qualcuno che si preoccupava perché io potessi farlo. Non mi avete mai fatto sentire il peso di ciò che mi stavate dando e forse è proprio per questo che ho impiegato così tanto tempo a comprenderne davvero il valore. Grazie per avermi cresciuta con la certezza di avere un posto sicuro in cui tornare. Grazie per avermi lasciato la libertà di sbagliare senza deludervi, cambiare senza perdervi, riuscire senza dovervi dimostrare qualcosa. Oggi che la mia vita sta diventando sempre più mia, capisco quanto sia stato importante avere radici così forti da potermi permettere di andare lontano. Vi amo naturalmente come una figlia ama i propri genitori, ma oggi vi guardo anche come persone. E vi stimo. Vedo meglio le vostre fatiche, le imperfezioni, le scelte difficili e tutto quello che avete costruito giorno dopo giorno. Mi auguro, un giorno di riuscire a creare per le persone che amo la stessa sensazione di casa che voi avete creato per me.
Mamma, hai sempre saputo distinguere quando avevo bisogno di una spinta e quando, invece, avevo soltanto bisogno di sentirmi dire che potevo fermarmi. Conosci le mie paure anche quando provo a raccontartele come se fossero problemi razionali e spesso capisci che qualcosa non va dal modo in cui dico la prima parola al telefono. Hai ascoltato discorsi su materie di cui probabilmente avresti fatto volentieri a meno, seguito progetti, cambiamenti, partenze, ritorni e crisi che qualche giorno dopo facevano sorridere anche me. E soprattutto hai saputo esserci senza impedirmi di andare. Crescendo mi capita sempre più spesso di riconoscerti in me. In alcuni gesti, nel modo in cui mi prendo cura delle persone, nella determinazione e persino in quelle cose che da adolescente giuravo che non avrei mai fatto come te. Un tempo avrei protestato. Oggi ne sono felice. Perché se c’è una donna dalla quale sono orgogliosa di aver ereditato qualcosa, quella donna sei tu.
Babbo, per tutta la vita ho sentito che credevi in me. A volte persino più di quanto facessi io. Il tuo modo di guardarmi mi ha dato sicurezza, ma mi ha anche fatto venire voglia di meritare quella fiducia. Eppure non hai mai trasformato le tue aspettative in una strada obbligata: mi hai lasciata cercare la mia, anche quando significava allontanarmi da ciò che conoscevi meglio. Adesso, per la prima volta, le nostre strade stanno per incontrarsi davvero. L’idea di lavorare accanto a te mi emoziona perché so che conoscerò una parte di te che fino ad oggi ho osservato soltanto da lontano. Ci saranno cose che mi insegnerai, altre sulle quali probabilmente discuteremo e momenti in cui dovremo imparare a guardarci non soltanto come padre e figlia. E forse è proprio questo che aspetto di più. Vorrei riuscire a costruirmi il mio posto accanto a te senza vivere nella tua ombra, ma senza dimenticare tutto ciò che posso imparare dalla tua esperienza. E spero che, negli anni, il nostro rapporto possa arricchirsi anche di questo: della possibilità di costruire qualcosa insieme. Non desidero soltanto renderti orgoglioso. Desidero che un giorno tu possa guardarmi e riconoscere in me qualcosa che mi hai trasmesso, insieme a qualcosa che sono riuscita a costruire da sola.
A mio fratello Nicola, per sempre il mio bimbo piccolo, anche se oggi mi trovo testimone dell’uomo meraviglioso che stai diventando. Essere tua sorella maggiore mi ha fatto credere per molto tempo di doverti proteggere. Vorrei poterti risparmiare tutto ciò che fa male, soprattutto quelle delusioni che conosco già e che vorrei evitarti prima ancora che tu possa incontrarle. Ma sto imparando che volerti bene significa anche accettare di non poterlo fare. La tua vita deve essere tua. Avrai il diritto di sbagliare strada, cambiare idea e non sapere immediatamente cosa fare dopo. Avrai momenti in cui ti sembrerà che tutti gli altri abbiano capito come si diventa grandi tranne te. Ti assicuro che non è così. Ti auguro il coraggio di non diventare ciò che gli altri si aspettano. Vorrei soltanto che imparassi a guardarti con un po’ della fiducia con cui ti guardo io. Per ora, posso solo prometterti che non dovrai mai essere bravo, forte o felice per meritarti il mio amore. Sarò orgogliosa di te nei tuoi traguardi, ma voglio che tu sappia che lo sarò allo stesso modo nelle tue cadute, perché niente di ciò che riuscirai o non riuscirai a fare cambierà mai quanto sono fiera di essere tua sorella.
Arrivata alla fine, mi accorgo che questo traguardo non chiude soltanto un corso di studi. Chiude un tempo della mia vita in cui il futuro poteva ancora essere rimandato al prossimo esame, al prossimo semestre, alla prossima laurea. Per anni l'università, e prima così la scuola, è stata il modo in cui misuravo le giornate, le paure e le soddisfazioni. Mi ha insegnato la disciplina, mi ha costretta a fare i conti con i miei limiti e mi ha mostrato che spesso sono capace di molto più di quanto credo. Mi ha portata lontano da casa, mi ha fatto incontrare persone che non avrei mai conosciuto e mi ha permesso di diventare, un passo alla volta, più simile alla donna che ambisco a essere.
Oggi saluto questo mondo con nostalgia, ma senza rimpianto. Non perché io abbia già tutte le risposte, ma perché ho finalmente accettato che diventare adulti non significhi averle. È questione di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, restare quando sarebbe più semplice fuggire, cambiare direzione quando quella presa non ci somiglia più e continuare a costruire anche senza la certezza del risultato. Davanti a me c'è il lavoro, ci sono nuovi progetti, responsabilità vere e una vita che non sarà più scandita dagli appelli. Fa paura, ma è una paura diversa: non quella di non essere pronta, bensì quella che accompagna tutte le cose importanti prima di cominciare. Entro in questo nuovo capitolo portando con me ciò che ho imparato e, soprattutto, le persone che mi hanno condotta fin qui. Se oggi riesco a guardare avanti con fiducia è perché so di avere radici profonde e mani pronte a stringere le mie nei momenti in cui ne avrò bisogno. Questo titolo è mio, ma la strada che mi ha portata a ottenerlo è piena delle vostre impronte. Grazie di cuore a tutti voi per essere parte della mia vita e per aver reso questo traguardo molto più di un punto di arrivo.
Con questa abbiamo ufficialmente concluso il mio percorso accademico,
A chi ha fatto parte della strada percorsa
E a chi continuerà a esserci in quella che verrà.
Con gratitudine e amore,
Da oggi, Dottoressa Magistrale Emma Terenzi.